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Conferenza del prof. Ermanno Malaspina a Mondovì: Insegnare oggi latino e greco nei licei

Giovedì 12 dicembre 2013 il prof. Ermanno Malaspina del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Torino ha tenuto nell’Aula Bruno dell’I.I.S. “Vasco-Beccaria-Govone” un’apprezzatissima conferenza sul tema, quanto mai attuale, dell’insegnamento delle discipline umanistiche in questo nostro tempo che sembra voler tagliare le proprie radici classiche.

Organizzato dal Comitato Monregalese della Società Dante Alighieri, presieduto dal prof. Paolo Lamberti, e dall’I.I.S, di cui è Dirigente la prof.ssa Nirvana Cerato, che ha fatto gli onori di casa, l’intervento ha preso le mosse da una citazione di Arturo Graf, che in una pubblicazione del 1887 già sembrava profetizzare con l’espressione “la morte lenta del classico” il nostro presente, in cui le materie umanistiche hanno come nemici sia le autorità di governo sia gli organi di stampa, a causa della loro apparente inutilità, tesi avvalorata – allora come oggi – dallo “schifo” (termine letteralmente impiegato da Graf) con cui i giovani si avvicinano ai testi originali quando sono presenti le traduzioni.

Oggi, a sostegno di tale tesi si è schierato a spada tratta Piergiorgio Odifreddi, che nel suo blog ribadisce più volte quanto il latino e il greco, materie che non producono nessun profitto immediato, vadano gettate nel “cestino dei rifiuti della storia”. Questo autore, orgoglioso della propria formazione scientifica, non conosce – evidenzia il relatore – l’argomento di cui straparla con tanta supponenza, non essendosi mai avvicinato alle materie umanistiche, che evidentemente osteggia proprio perché le ignora. Collegandosi a ciò il prof. Stefano Casarino, del Liceo Classico “G.B. Beccaria”, ha ricordato che proprio Platone insegna che il male peggiore è l’ignoranza – che quasi sempre va a braccetto con l’arroganza! – e, sempre di Platone, ha citato la differenza tra epistème e tèchne – cioè, potremmo dire, tra “cultura di base, cultura generale” e “specializzazione tecnicistica”. Una differenza non da poco, che dovrebbe servire ancora da prezioso riferimento per l’impostazione di ogni discorso educativo e culturale, e che invece oggi non è affatto tenuta presente a causa della superficialità con cui vengono affrontati tali argomenti e della smania di pensare solo a ciò che è immediatamente fruibile, spendibile, schiacciati come siamo da una sorta di dittatura del presente, come ha benissimo evidenziato il prof. Malaspina.

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Il prof. Ermanno Malaspina a Mondovì – Foto di Michela Chiesa

Dopo questa introduzione sul ruolo ormai marginale degli studi classici – che comporta una conseguente diminuzione delle persone che nella scelta dell’indirizzo di scuola superiore decidono di iscriversi al Liceo Classico – il prof. Malaspina ha polemizzato contro queste opinioni che vorrebbero cancellare un’intera tradizione culturale – invidiata all’Italia dal mondo intero! – citando con competente rigore vari testi: Il tradimento dei chierici di Julien Benda, La ribellione delle masse di Josè Ortega y Gasset e Non per profitto di Martha Nussbaum.

Nel primo testo vi è una riflessione storica sul ruolo dei chierici – termine qui del tutto sinonimico a intellettuali – che non prendono attivamente parte alla vita della società, ma che trascorrono la loro vita a riflettere su come essa possa e debba progredire; viene fatto notare che, fino a quando i chierici sono stati rispettati, la società ha prosperato, ma che, quando questo rispetto è venuto meno, il tessuto stesso della società si è modificato ed è iniziata una lenta ma inesorabile decadenza, permettendo quindi di affermare che la crisi della cultura porta inevitabilmente alla crisi dello Stato. Proprio a causa di ciò il chierico ha tradito il suo compito ed è diventato un intellettuale organico, non più dedito a una critica utopistica della realtà ma interessato al concreto.

Nel saggio di Ortega y Gasset viene ancora una volta proposto il modello di una società bipartita in massa ed élite; bisogna però osservare che è una divisione non in base al ceto, ma alla mentalità: la massa è quella parte di popolazione a cui il mondo va bene così com’è, mentre l’élite, paragonabile ai chierici, è costituita da chi vuole cambiare la società in cui vive. Questa netta distinzione ha però perso validità in tempi più recenti: ora la massa può, apparentemente, raggiungere gli stessi risultati dell’ élite ma senza la stessa preparazione culturale. E per ciò si paga un prezzo alto, sia in termini di competenze che di moralità.

Parlando del terzo testo Malaspina ha proposto la domanda “Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica?” e ha argomentato citando il libro di Adolfo Scotto di Luzio, La scuola che vorrei, e la recensione fattane da Ernesto Galli della Loggia: la riduzione (o l’eliminazione) dai programmi di certe materie ha inevitabilmente comportato la riduzione (o l’eliminazione) di certi valori; la vera educazione alla cittadinanza si apprende più e meglio studiando la cultura greca – la prima che insegna ad essere “cittadini” e non “sudditi” – e latina – che tanto insiste sul concetto di Stato come res publica, cioè cosa di tutti – che non creando artatamente discipline ad hoc.

Un aspetto più volte rimarcato è come la cultura classica non stia sparendo soltanto per una metamorfosi della società – fatta sempre più da consumatori intellettualmente e culturalmente poco attrezzati – ma che vi sono stati vari fattori che hanno gravato sul mantenimento della cultura classica: in primo luogo, soprattutto in Italia, la scellerata appropriazione compiuta dal fascismo in Italia e dal nazismo in Germania della tradizione umanistica (basti pensare all’uso dei fasci littori, al parlare di Impero associando con criminale disinvoltura la figura di Mussolini a quella di Augusto, ecc…). Ciò ha indotto a credere che un’opera di defasticizzazione passasse anche per il ripudio degli incolpevoli classici!

In seguito, un certo tipo di marxismo ha visto nella cultura classica l’origine di mali come schiavismo, capitalismo, militarismo, colonialismo. L’antropologia culturale, invece, pur non connotando l’era classica come negativa, ha contribuito a sminuirla, depotenziando la sua specificità e considerandola un’era tra le tante: ma la cultura classica è unica perché è la sola con cui possiamo confrontarci secondo un approcciò di diversità e allo stesso tempo di identità; è quasi un rapporto tra padre e figlio, per cui il figlio può riconoscersi nel genitore ma anche trovare la propria strada e staccarsene, senza però mai dimenticare gli insegnamenti paterni. Altro elemento sfavorevole alla divulgazione della cultura umanistica è la critica utilitaristica, per la quale se uno sforzo non produce frutti immediati è quanto di più inutile possa esserci.

Per spiegare quest’ultima tesi Malaspina si è servito degli studi di Claudio Giunta, che nel suo saggio L’assedio del presente sottolinea quanto la società consideri utile solo ciò che serve nell’immediato, un immediato che, però, è effimero e senza una vera memoria storica non ha valore. Giunta spiega come i giovani siano quotidianamente bombardati da messaggi discordanti: a scuola vengono loro proposti valori démodé , antitetici a quanto affermano i media che raffigurano una vita facile, priva di alcuno sforzo intellettuale.

Giunta vede la cultura classica come un vaccino a tutto ciò, alla mentalità dell’ “hic et nunc“: tramite i media si creano falsi bisogni, che possono essere soddisfatti solo tramite il denaro. Per questo la società viene nuovamente bipartita in due classi, che però questa volta non si dividono per la nobiltà del pensiero ma per il conto in banca!

A questo dunque servono il latino e il greco, e la cultura umanistica in genere: a continuare a credere nell’uomo come persona e non come cliente, a privilegiare l’essere rispetto all’avere. Potrà anche apparire ora fuori moda. Ma le mode passano, i classici restano.

Un folto numero di studenti liceali ha calorosamente applaudito l’ottimo intervento del prof. Malaspina, al quale si può solo augurare di continuare a combattere sempre con tanta ardore la sua “buona battaglia” in difesa dei classici nel saldo convincimento di non essere affatto solo!

Giulia Nallino
(con la collaborazione di Melanie Billo e Giulia Mondino)
I Liceo Classico “G.B.Beccaria” Mondovì (CN)

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