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Liceo Classico da rilanciare, in 9mila a Giannini: salviamo le traduzioni da latino e grec

Liceo Classico da rilanciare, in 9mila a Giannini: salviamo le traduzioni da latino e greco

Alessandro Giuliani Lunedì, 10 Ottobre 2016

Si allarga il numero di esperti e studiosi che chiedono a gran voce il rilancio del ginnasio-liceo classico come una delle più importanti ‘eccellenze’ nazionali.

Con loro, ci sono anche 9mila cittadini. Che difendono “l’indirizzo educativo che ancor oggi diploma i ragazzi che affrontano con migliori risultati gli studi universitari, sia umanistici che scientifici”.

A sostegno di questa tesi, il movimento di opinione guidato dalla ‘Task Force’, il 10 ottobre ha recapitato al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, e, per “doverosa e non formale conoscenza”, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, una lettera-appello: hanno accompagnato l’invio delle firme ai propri referenti istituzionali, con la richiesta di “essere ricevuti in tempi brevi”.

L’obiettivo – di rilancio del Liceo Classico – ha ottenuto adesioni non solo da una quantità di illustri studiosi del mondo antico (da Luciano Canfora ad Eva Cantarella, da Salvatore Settis ad Antonio La Penna, da Franco Montanari a Mario Vegetti e Dario Antiseri), ma anche da alcuni dei più illustri fisici e matematici italiani, come Carlo Rovelli, Guido Tonelli e Lucio Russo; e da un numero inatteso di autorevoli scienziati, scrittori (Paola Mastrocola) ed umanisti.

Tra i firmatari ci sono anche intellettuali e studiosi francesi, spagnoli, statunitensi.

Non colpiscono tanto i circa 1.500 professori, universitari e liceali, quanto i 1.500 studenti, i 300 ricercatori e dottori di ricerca, i circa 300 medici, 180 ingegneri e 180 avvocati rintracciabili sul motore di ricerca del sito della Task ForceC’è poi un’ampia rappresentanza di semplici cittadini, di tutte le professioni e categorie sociali.

“Un piccolo movimento di massa si è insomma mobilitato – scrivono i promotori – per un obiettivo che potrebbe apparire, oggi, controcorrente: mantenere la centralità, nelle prove d’esame finali del liceo, della traduzione dal latino e dal greco, pura e semplice, quale punto d’arrivo di un serio ed approfondito studio delle lingue classiche; una versione che, nelle parole di Luca Cavalli Sforza riportate nell’Appello, viene definita ‘l’attività più vicina alla ricerca scientifica, cioè alla comprensione di ciò che è sconosciuto'”.

“L’obiettivo di fondo della combattiva Task Force è anche quello di rilanciare il liceo classico attraverso una serie di provvedimenti che da un lato consentano ai ragazzi che provengono dalle medie di poterlo scegliere con cognizione di causa, dall’altro che rendano quelli che già lo frequentano in grado di apprezzare e comprendere il senso di uno sforzo senza dubbio impegnativo, finalizzato a leggere ed intendere in originale i testi straordinari della letteratura greca e latina”.

Ricordiamo che la flessione delle iscrizioni al liceo classico, negli ultimi anni ha attestato solo una percentuale minima di giovani (attorno al 15 per cento) a scegliere il più antico e glorioso liceo d’Italia.

OMAGGIO A GUIDO GOZZANO NEL CENTENARIO DELLA MORTE

OMAGGIO A GUIDO GOZZANO NEL CENTENARIO DELLA MORTE

1-prima-immagine-gozzanoVenerdì 23 settembre è stata organizzata dal Centro Studi Monregalesi e dalla Delegazione di Cuneo dell’Associazione Italiana di Cultura Classica una serata in omaggio a Guido Gozzano a cent’anni dalla sua morte.

L’evento è cominciato con una sontuosa cena presso la Società Operaia di Mutuo e Soccorso (S.O.M.S.) di Mondovì ed è continuato in una vasta sala dello stesso edificio, dove si sono tenuti conferenza e spettacolo. Dopo il saluto e la sintetica relazione del Prof. Teresio Sordo, Presidente del Centro Studi Monregalesi, che ha parlato della storia e della mission della propria Associazione, il pubblico, assai numeroso (molte le persone in piedi o sedute sui gradini delle scale esteriori) ha potuto ascoltare la relazione del Prof. Stefano Casarino, Presidente dell’AICC di Cuneo, e le voci di Ada Prucca e Nicola Duberti, accompagnati dal gruppo degli Amici di Teatro Canzone.

Di quest’ultimo fanno parte, oltre ad Ada Prucca, Corrado Leone, (pianoforte, fisarmonica e voce), Attilio Ferrua (basso e voce), Mario Manfredi (chitarra).

Casarino, narratore e guida della serata, ha esordito con veloci informazioni biografiche sul Poeta, rimarcando la brevità della sua esistenza, minata senza scampo dalla tubercolosi, e la perfetta consapevolezza di tale precaria condizione, riprodotta nelle sue liriche con struggente e raffinata dolcezza.

Durante la conferenza sono stati enucleati concetti importanti della poetica gozzaniana: l’appressamento della morte, la rappresentazione non convenzionale delle diverse gamme dell’amore (dal vagheggiamento alla compiaciuta pratica degli “amori ancillari”), il bisogno di credere e il disincanto, la ricerca, ironica e al tempo stesso disperata, di un rifugio.

Particolarmente toccante è stata la lettura della poesia, lasciata incompiuta dall’autore, Nell’Abazia di San Giuliano, con la quale il Professore ha introdotto il tema della fede e, appunto, del rifugio (il quartiere di Albaro a Genova è stato uno dei luoghi cari al Poeta).

In essa, infatti, il poeta esprime il suo complesso rapporto con la fede in un discorso diretto con Dio:

Buon Dio nel quale non credo, buon Dio che non esisti,(…)

Io t’amo! Che non C’è bisogno di Creder in te per amarti(…)”.

A questo punto il pubblico è stato guidato dalla musica e dalle parole in un tema molto importante nella vita di Gozzano: la morte, rappresentata come “la Signora vestita di nulla”, l’unica donna con la quale avrà, purtroppo, un incontro reale e definitivo.

Ne “L’Ipotesi” immagina, invece, di esserle scampato, di aver superato la cinquantina e di avere un figlio e una figlia, in dolce attesa da ormai sei mesi; lui sta dunque per diventare nonno, figura che ritorna più volte nella sua poesia (il Dio raffigurato nell’abbazia gli ricordava proprio suo nonno, aveva il suo stesso aspetto).

Nelle sue opere il poeta scherza sulla sua condizione di salute, ironizzando sulla paura di morire e sulle cure alle quali doveva sottoporsi. In particolare, nella poesia Alle soglie prende in giro i medici che lo curano: il relatore ha sottolineato la sua bravura nel trasformare una banale visita medica in una bellissima poesia:

Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,

mio cuore, bambino che è tanto felice d’esistere al mondo,

pur chiuso nella tua nicchia, ti pare sentire di fuori

sovente qualcuno che picchia, che picchia… Sono i dottori.

Mi picchiano in vario lor metro spiando non so quali segni,
m’auscultano con gli ordegni il petto davanti e di dietro.

E vedon chi sa quali tarli i vecchi saputi… A che scopo?
Sorriderei quasi, se dopo non fosse mestiere pagarli.

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Le voci di Ada Prucca e Nicola Duberti hanno brillantemente recitato alcune poesie, tra le quali “Le golose”, in cui il poeta scherza sulla sua incapacità di amare:

Io sono innamorato di tutte le signore che mangiano le paste nelle caffetterie…”

Dopo un altro intervallo musicale – sempre molto gradito ed apprezzato da tutti i presenti – è stata recitata la poesia Cocotte, dove un lontano ricordo di Gozzano bambino diventa lo spunto per una ennesima riflessione sulla sua incapacità d’amare.

Non amo che le rose che non colsi”.

Il tema ritorna anche nelle “Lettere d’Amore” ad Amalia Guglielminetti, nelle quali il Poeta scrive a quest’affascinante figura di intellettuale di non averla mai amata sul serio e di non aver mai amato davvero nessun’altra donna.

La difficoltà di Gozzano nell’innamorarsi lo spinge verso gli amori facili, senza impegno e senza sentimento: anche questo tema è stato dall’autore trasformato in una bellissima poesia, “Elogio degli amori ancillari”, ancora una volta letta con grande intensità a due voci da Nicola Duberti e Ada Prucca.

Legato a questo argomento c’è il ricordo della “cocotte”, o almeno è così che la mamma presenta al piccolo Guido, che aveva solo quattro anni, la donna che un giorno lo aveva baciato e che gli sorrideva sempre.

“…Piccolino, che fai solo soletto?”

Sto giocando al Diluvio Universale…”

Rifugio nel ricordo, fuga nell’evasione fantastica: il poeta cerca l’”isola che non c’è’, (Ma bella più di tutte l’Isola Non-Trovata:…”) e qui non poteva non scattare l’incontro in musica con Edoardo Bennato, proposto in forma originale ed intrigante dai bravissimi cantanti e musicisti.

Una efficace citazione da una lettera all’amico Carlo Calcaterra richiama l’attenzione del pubblico al disperato bisogno che Gozzano afferma di sentire per la Poesia, in fondo l’unico suo vero rifugio e l’unica sua autentica.

La conclusione della serata è affidata alla musica, con squisite interpretazioni dei nostri musicisti. Un prolungato e calorosissimo applauso festeggia tutti coloro che hanno proposto questa serata, così diversa da quanto ci si poteva attendere: la graditissima commistione di recitazione, commento, canzoni e musica ha dimostrato che la cultura può (dovrebbe!) essere (sempre!)un intrattenimento importante e piacevole.

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(Guido Gozzano nella villa materna con il gatto).

Matteo Facello, 2^A

Liceo Classico Mondovì

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