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Monthly Archives: gennaio 2017

Presentazione di “EIDOLA” alla Feltrinelli di Savona, 14/02/17

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Presentazione di “EIDOLA” al Santuario di Vicoforte, 03/02/17

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La Notte nazionale del Liceo Classico al Liceo Classico “Pellico” di Cuneo

La Notte nazionale del Liceo Classico al Liceo Classico “Pellico” di Cuneo

Oddio, intitolarla Notte nazionale del Liceo Classico potrebbe apparire jettatorio o sembrarne annunciare l’approdo definitivo ai titoli di coda o, per qualcuno più spiritoso, suonare come remake de La notte dei commercialisti viventi, l’intelligente divertissement di Lorenzo Beccati, uno dei padri del popolare Gabibbo. In ogni caso venerdì 13 gennaio dalle 18 alle 22 -per gli ultras dell’iniziativa fino alle 24 – circa 400 Licei Classici di tutta Italia hanno aperto le porte a chi volesse varcare la sacra soglia per ricordare alla cittadinanza che il Liceo Classico esiste ancòra, che è ancòra un’opzione praticabile in tempi di iscrizione on-line al primo anno delle Superiori. E che, al di là delle comprensibili esigenze di marketing spicciolo, c’è ancòra spazio di questi tempi per gli studi umanistici e le materie classiche.

Eh sì, tira una gran brutta aria sulle discipline che hanno a che fare con l’humanitas. Il mantra odierno recita come parole magiche ‘utilità’, ‘spendibilità’, ‘vantaggio materiale’, ‘ricaduta pratica’. Secondo tale ottica, che se ne farà nella vita dell’ablativo assoluto latino, della finale in greco, del IV capitolo dei Promessi sposi, di Pericle o del movimento del Bauhaus, l’allievo del liceo classico? Bella domanda davvero! A cui o si risponde con argomenti vagamenti stantii e retorici, in ogni caso poco convincenti (il Liceo classico apre la mente perché è una palestra del pensiero – sic ! -, perché senza conoscere il passato non si costruisce il presente, perché conoscere il greco e il latino fa conoscere meglio l’italiano) oppure non si risponde affatto, guardando con spocchiosa degnazione e affettata compiacenza chi non ha le risorse cerebrali e spirituali per poter accedere a tanta altezza.

La Notte nazionale del Liceo Classico è stata interpretata dal Liceo Classico “Pellico” di Cuneo come l’occasione per provare ad abbozzare e a condividere con i (numerosissimi!) visitatori una terza via, un’altra possibilità di risposta al pregiudizio negativo della mentalità utilitaristica oggi prevalente e prevaricante. E cioé dire semplicemente che gli antichi ci riguardano, come recita il titolo di un noto pamphlet del noto filologo Luciano Canfora. Vale a dire che parlano delle stesse cose che stanno a cuore a noi e su di esse sono riusciti a esprimere, talvolta in cifra stilistica e lessicale esemplare, pensieri così intensi da poter gettare una luce sulla nostra vita, sul nostro mondo e sul nostro modo di stare al mondo. Lungo questi binari e con questi intendimenti si è snodata un’agile scorribanda, inframmezzata da letture dei testi originali, che è partita dall’Eneide (una storia di migranti che sfuggono a una guerra e attraversano il Mediterraneo in cerca di un luogo dove vivere: niente di più vicino alla nostra cronaca!), ha deviato su Mimnermo e Orazio visti – arbitrariamente? – come i primi teorici di quel giovanilismo oggi imperante e messo alla berlina da Gustavo Zagrebelski nel prezioso libriccino Senza adulti, ha fatto tappa presso Apollodoro e al suo racconto della vittoria di Edipo sulla Sfinge interpretato – arbitrariamente? – come il trionfo dell’uomo adulto che si assume la responsabilità di ciò che il proprio agire comporta, ovvero diventare re di Tebe (una sorta di metafora di quello che vorrebbe essere il liceo classico, ovvero la scuola che accompagna con premura i giovani sulla via capace di trasformarli in adulti consapevoli di esserlo) ed è approdata a una breve pièce teatrale interpretata dai ragazzi del laboratorio teatrale, intitolata Il giudizio di Paride, scaturita da una contaminazione di narrazione classica e racconto evangelico, per dimostrare che il mito greco è ancòra oggi causa e pretesto di modernissime variazioni sul tema, come ebbe a dimostrare tempo fa quel geniaccio di Durrenmatt.

La Notte nazionale del Liceo Classico è stata interpretata dal Liceo Classico “Pellico” di Cuneo anche come l’occasione per ribadire che il centro di gravità permanente della scuola è costituito dagli studenti. Lo hanno attestato i laboratori di cui sono stati gli assoluti protagonisti (performance di canto, musica e danza, sala dei giochi etimologici e degli abiti greci e latini, aula di letture artistiche, passeggiata scientifica, la cena romana) perché i visitatori potessero percepire come il dosato mixaggio di sollecitazioni e umanistiche e scientifiche tipico del liceo classico riesca a ingentilire spiritualmente ed esteticamente, renda insomma chi abbia il privilegio di studiare queste cose addirittura migliore sotto il profilo esistenziale, fors’anche più soddisfatto di sè, più felice. Ecco il punto: il liceo classico è una scuola che stimola e arricchisce la mente dei ragazzi non strumentalmente in vista di un lavoro, ma in vista della loro felicità mentale, in quanto persone, in vista della soddisfazione di sè, un sentimento appagante che li fa sentire bene, a posto nel mondo, che comunica la sensazione di assolvere come si deve a un compito e di intravvedere nel magma dell’esistenza una parvenza di senso.

La Notte nazionale del Liceo Classico è stata anche preziosa occasione per commemorare il prof. Arturo Rosso con la consegna del premio di studio intitolato alla sua memoria vinto dalla migliore traduzione e più pertinente commento di un passo greco. Si è trattato di un momento molto significativo: il liceo classico deve guidare i suoi allievi a stare al mondo abituandoli a porsi dei problemi, pratici o teorici che siano, per cercarne una soluzione, nella convinzione che chi i problemi non se li pone, quando inciampa in uno di essi, non sa affrontarlo, magari non capisce neppure che è un problema. E’ così anche per il dolore, in particolare per il dolore provocato da un lutto: una mente allenata e nutrita da molteplici letture è in grado di produrre una barriera al dolore, di relativizzarlo, impresa preclusa a chi ha solo quattro pensieri in testa perché si è tenuto lontano, magari con ostentato e orgoglioso disprezzo, dalla cultura, quella classica in particolare. In questo modo la pensava il compianto collega Arturo Rosso. E noi del Liceo Classico “Pellico” di Cuneo la pensiamo come lui.

Riccardo Pezzano

“EDIPO RE e A COLONO”, TEATRO STABILE GENOVA, 18.12.2016

EDIPO RE e A COLONO”, TEATRO STABILE GENOVA, 18.12.2016

Il Teatro Stabile di Genova dal 13 al 18 dicembre di quest’anno ha offerto al suo pubblico la possibilità, più unica che rara, di poter veder messe in scena due tragedie sofoclee : Edipo Re e Edipo a Colono. La visione di entrambe le tragedie è stata indubbiamente inusuale per un pubblico abituato nel corso degli anni ad assistere unicamente ad una a tragedia: principalmente la scelta prevedeva il ben più noto Edipo Re, l’opera considerata da Aristotele la più importante di tutto il teatro ateniese del V sec. a.C.

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La compagnia Mauri-Sturno (Teatro della Toscana) si è assunta la grande responsabilità di una rappresentazione così importante, decidendo di mettersi nuovamente alla prova. Dopo circa vent’anni la compagnia torna sul palcoscenico con gli stessi meravigliosi testi sofoclei ma con soluzioni diverse per quanto riguarda la scelta della regia e la spartizione dei ruoli.

Se nella prima edizione Glauco Mauri aveva interpretato sia il giovane che il vecchio Edipo, ora sale sul palco nelle spoglie di Tiresia, nella prima parte dello spettacolo, e in quelle di regista e protagonista nell’ Edipo a Colono.

Glauco Mauri affronta il palco all’età di 87 anni e non sembra aver perso nemmeno un briciolo della sua lucidità e della sua capacità di trasmettere forti emozioni. Gli anni non hanno infatti offuscato la sua voglia di stare sul palco: come lui stesso afferma, il teatro per lui è “l’arte di vivere”. Ha la vitalità di un giovane artista che si mette in gioco in rappresentazioni complesse ed azzardate affrontandole, però, con la maturità e la consapevolezza data dall’esperienza di un grande maestro della recitazione. Il risultato? Un pubblico estasiato e letteralmente a bocca aperta.

Ad assistere alla rappresentazione di domenica 18 dicembre, più di un centinaio di studenti e insegnanti provenienti dai Licei di Mondovì, mischiati tra il pubblico che ha riempito la sala.

La prima parte dello spettacolo ha adottato delle soluzioni che l’hanno resa assolutamente funzionale alla seconda parte. Viene messa in luce ed evidenziata sia la bellezza di una splendida traduzione (Dario Del Corno) del testo greco ma anche la bravura della compagnia teatrale di proporre al pubblico una tragedia così complessa.

L’ Edipo Re viene rivisitato, da Andrea Baracco, in una chiave moderna sia per quanto riguarda la scelta degli abiti ma anche nella decisione di inserire in scena alcuni elementi che, a parte un paio dalle discutibili funzionalità, presentano un palco dalle mutevoli interpretazioni. Alcuni momenti fondamentali durante la rappresentazione sono messi in risalto attraverso un attento e studiato gioco di luci che sottolineano una sempre più complessa analisi introspettiva e psicologica dei personaggi. Molto d’effetto anche l’inserimento della pozza d’acqua al centro del palco, simbolo, a mio avviso, sia di un certo tipo di purificazione ma allo stesso tempo anche del contagio provocato dall’effetto del μίασμα.

Notiamo anche la scelta di tagliare alcune parti del testo e di rappresentare il coro attraverso un unico personaggio, ciò però è assolutamente comprensibile e funzionale a questo tipo di rappresentazione. Si rivela, invece, poco incisiva la figura di Giocasta, che manca della forte personalità che si addice ad un personaggio del suo spessore.

Come ho già detto lo stesso Glauco Mauri cura la regia dell’Edipo a Colono. Diversi i registi e, ovviamente, differenti le soluzioni adottate per quanto riguarda i costumi, la sceneggiatura e la musica.

In questo caso ci troviamo in presenza di costumi classici ed elementi sonori molto appropriati. Si crea, infatti, la giusta atmosfera e il pubblico ne è notevolmente coinvolto.

Sulla scena troviamo per l’intera rappresentazione la compagnia al completo. L’entrata e l’uscita dei personaggi viene gestita attraverso una soluzione geniale. Tutti gli attori indossano dei lunghi mantelli con un cappuccio, che copre o rende visibile il volto, a seconda delle necessità. Un paio di cubi danno vita a un supporto di forma triangolare su cui Edipo siede all’apice. Significativo il fatto che egli ci rimarrà per tutta la rappresentazione e nessun altro lo spodesterà.

Edipo, infatti, è il personaggio intorno al quale ruota tutta la vicenda.

L’uomo considerato il più felice ed invidiato di Tebe in un solo giorno diventa il più infelice, crollano tutte le sue certezze e vengono alla luce alcune sconvolgenti rivelazioni che neppure avrebbe potuto immaginare nei suoi peggiori incubi.

Il vecchio Edipo, tormentato dall’esilio, dalla cecità e da tutte le sue disgrazie, inizia ad interrogarsi. Tenta di comprendere se stesso, inizia ad essere consapevole delle luci e delle tenebre che sono dentro di lui e con cui dovrà convivere per il resto dei sui giorni.

C’è un lungo percorso che porta Edipo ad affermare il diritto alla libera responsabilità del suo agire. Per questo motivo il mito di Edipo è considerato immortale, grazie alle radici del nostro passato possiamo comprendere il nostro futuro. Proprio come lo stesso Mauri afferma “Solo nell’interrogarci comincia la dignità di essere umani”.

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Chiara Manfredi

5 Liceo Classico Mondovì (CN)

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