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“EIDOLA” di Stefano Casarino. Presentazione a Savona, Libreria Feltrinelli, 14.02.2017

EIDOLA di STEFANO CASARINO

PRESENTAZIONE A SAVONA, LIBRERIA FELTRINELLI 14.02.2017

La Feltrinelli Point di Savona (v. Astengo 9-11 r.) ha ospitato martedì 14 febbraio alle ore 18 la presentazione di EIDOLA, libro di poesie di Stefano Casarino. Paolo Schiavi, compìto padrone di casa, ha introdotto al folto pubblico l’autore, savonese di nascita ma ormai da molti anni residente a Mondovì, e i relatori che si sono alternati.

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La Prof.ssa Giuliana Bagnasco ha porto i saluti dell’Associazione Culturale “Gli Spigolatori” di Mondovì – di cui è Presidente – che ha curato la pubblicazione della plaquette, ricordando le numerose attività culturali di cui essa è promotrice e il ricco catalogo (più di una quarantina di titoli) di opere realizzate.

Ha preso poi la parola il Prof. Sergio Giuliani: un intervento, il suo, che ha catalizzato l’attenzione dell’uditorio per la passione critica che vi ha infuso.

Tra i primi lettori dell’opera, Giuliani ha messo in risalto la doppia anima, culturale e morale, del libretto: personaggi del mito e della letteratura si presentano, dialogano col lettore, lo inducono a riflettere sul loro significato atemporale di “presenze”, “visioni”, “fantasmi”, “simboli”: tale è infatti il polisemico significato del titolo. Il libro non è stato pensato per un pubblico di addetti ai lavori, anzi è rivolto a lettori curiosi e disponibili ad incontrare figure della cultura greca, latina, ebraica, ma anche contemporanea, in una caleidoscopica carrellata (da Arianna a Selene; da Omero a Marco Aurelio; da Margutte a Faust). La forma poetica di meditazioni liriche privilegia la misura dell’endecasillabo, variamente rispettato e dissimulato: il linguaggio è piano, scevro di erudizione fine a se stessa, calibrato apposta per un lettore di oggi. Ultimo aspetto messo in luce con notevole acume da Giuliani: la componente moralistica, nel senso però di un’attenta comprensione e ripresa della lezione etica degli antichi, nel convincimento che la letteratura non sia solo una fiera delle vanità della parole, ma che anzi le parole siano il vitale humus delle idee e dei valori.

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La Prof.ssa Yvonne Fracassetti con elegante garbo ha presentato il suo approccio diretto di lettrice non edotta della classicità e proprio per questo più fresco e più pronto a cogliere i temi significativi della raccolta: dall’amore, declinato in molte forme, alla riflessione sulla storia degli uomini, più regno del male che del progresso; dal valore salvifico della memoria, oggi purtroppo così negletto, a quello di una saggezza a misura d’uomo, eredità di quell’humanitas il cui spazio viene sempre più ridotto oggi a vantaggio di non si sa bene cosa. La relatrice ha citato con squisita sensibilità alcuni passi poetici, ravvisando in essi l’esemplificazione della sua disanima critica.

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Sono state poi recitate con intensa partecipazione da Pino Negro alcune liriche, in modo da offrire al pubblico un assaggio della trama di rimandi, corrispondenze e legami tra un testo e l’altro.

Le quaranta liriche, infatti, non costituiscono quaranta segmenti isolati ma danno vita a un corpus unitario, che presenta temi che sembrano attualissimi (l’accoglienza, l’esclusione, il fanatismo, il delirio di onnipotenza, ecc…) e coi quali invece da sempre l’umanità ha dovuto misurarsi.

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“EIDOLA” di STEFANO CASARINO TRA POESIA E MUSICA

“EIDOLA” di STEFANO CASARINO TRA POESIA E MUSICA

Venerdì 3 febbraio, presso il bar dell’Angelo, di fronte al suggestivo Santuario di Vicoforte, si è tenuta la presentazione di Eidola, una raccolta di liriche composte dal professore-poeta Stefano Casarino. Si tratta del quarto volumetto della collana Petali DiVersi, edita dall’Associazione degli Spigolatori.

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Hanno portato il loro saluto Fabio Viola, della libreria Con Fabula, e Giuliana Bagnasco, dell’Associazione degli Spigolatori.

Gli interventi delle prof.sse Yvonne Fracassetti Brondino e Gabriella Mongardi hanno aiutato i presenti ad individuare le possibili chiavi di lettura dei «quaranta  “canti brevi”», tra di loro collegati e intrecciati, a formare un «“poema mitologico” unitario» che trae le proprie radici profonde nella cultura classica, e che proprio per questo motivo può essere apprezzato e compreso da tutti, anche da chi il greco e il latino non li ha studiati. Perché “classico” non equivale a “vecchio”, né ad “asetticamente erudito”, ma, semplicemente,  a ciò che da secoli racchiude ed esprime le grandi questioni intimamente connesse alla condizione umana: «la bellezza, l’onore, l’amore e il dolore», ovvero «tutto ciò che variando sempre si ripete». Temi che già Omero, il vecchio poeta cieco, aveva cantato e su cui, inevitabilmente, ancora oggi ci interroghiamo.

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Una significativa selezione di poesie è stata introdotta direttamente dall’autore e interpretata da Pino Negro, che con la sua voce ha fatto rivivere personaggi antichi e moderni, umani e divini, nessuno dei quali si pone, tuttavia, in una condizione di estraneità o superiorità rispetto all’ascoltatore/lettore, che sente invece di poter avere con loro un dialogo vero e profondo. Essi hanno, infatti, conosciuto prima di noi la paura della vecchiaia e della morte, hanno sofferto per la perdita dei propri cari o per l’abbandono da parte di chi credevano amico, hanno sperimentato su di sé l’invidia e l’odio degli altri, sono stati sacrificati, innocenti, sull’altare delle aspirazioni dei potenti, hanno dovuto lasciare la propria casa e vivere da nomadi in terra straniera.

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Con delicatezza, intensità e grande bravura hanno accompagnato la presentazione gli studenti-musicisti dell’Istituto Baruffi e del Liceo Scientifico, guidati dalla prof.ssa Elisabetta Bertola. Marzia Danna (fisarmonica), Maria Rosa Cardone (tromba), Ilaria Ottonello (Chitarra), Giacomo Bottoli (violino) e Paolo Rolfi (voce) hanno eseguito brani di Battiato, Tiersen, Rota, Juillet e De André. E così la Musa, significativamente figlia di Mnemosyne, ovvero della memoria, rivive nella musica oltre che nella poesia, producendo immagini vivide, una vera e propria galleria di “eidola”, ovvero di icone e figure poste fuori dal tempo a «simboleggiare i problemi di sempre».

Victoria Dunn

Macbeth di Shakespeare: il potere fonte di angoscia

MACBETH DI SHAKESPEARE: IL POTERE FONTE DI ANGOSCIA

Domenica 22 gennaio il Liceo Vasco-Beccaria –Govone di Mondovì ha avuto per il suo “cartellone” la terza giornata teatrale: più di cento le adesioni, tra studenti e non, per assistere alla rappresentazione di “Macbeth”, celeberrimo dramma di William Shakespeare, presso il Teatro Stabile di Genova. La tragedia, in cinque atti, mette in scena le vicende di Macbeth, barone scozzese, che, persuaso ed assistito dalla moglie, uccide il re Duncan, per impadronirsi del trono: ma è solo l’inizio di un impressionante crescendo di delitti, perché il potere è instabile e ovunque egli vede potenziali nemici ed oppositori. Al termine Macbeth muore per mano di MacDuff, ex alleato del protagonista, e il suo castello viene assalito da diversi nobili scozzesi, alleati dei figli di Duncan. Così si rivelano vere tutte le profezie delle streghe, che danno inizio alla rappresentazione.

Centrali i temi del male, incarnato da Lady Macbeth, e dalla brama di potere, oltre alla riflessione sull’insensatezza della vita, definita da Macbeth, nel V atto, “una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla”.
Il regista, Luca De Fusco, ha realizzato un’ottima rappresentazione, includendo anche scene che, spesso, sono tagliate (come il monologo del portinaio, che ha affascinato molto il pubblico). Ha, inoltre, saputo mantenere l’ambiguità riguardo le visioni di Macbeth, come il pugnale che lo esorta a uccidere Duncan, o il fantasma di Banquo, fatto eliminare dal protagonista. Nel testo non è spiegata la natura di tali fenomeni: secondo l’interpretazione di George Steiner, essi sono effettivamente reali, entità soprannaturali che si presentano a Macbeth, come le streghe. Harold Bloom, invece, li considera proiezioni di Macbeth stesso, che, esasperato dal senso di colpa, diventa sempre meno lucido e sempre più vittima delle sue allucinazioni, frutto del suo forte rimorso. Il regista li ha inseriti ricorrendo a suggestive proiezioni che si inseriscono perfettamente nel meccanismo scenico.
Il male è stato presentato sia nel suo aspetto immanente, secondo la lettura di Freud, sia in quello trascendente, in quanto indotto dalle streghe, entità non certo terrene. Freud, inoltre, analizzò il personaggio della Lady, notando come Shakespeare, pur vissuto secoli prima dell’avvento della psicanalisi, abbia colto la nevrosi che scaturisce dal raggiungimento del successo, di cui però non si riesce a godere. Il senso di colpa, infatti, si esprime solo dopo aver compiuto il regicidio: in questo modo, mentre la Lady architetta il delitto col marito, non prova risentimento, ed effettivamente riesce nell’impresa. Tuttavia, raggiunto lo scopo, ovvero il titolo di regina, la sua coscienza morale si attiva, portandola ad uno stato di fortissimo turbamento. Il medico, nella famosa scena della “passeggiata notturna” della lady, dice alla serva che non un medico, ma un sacerdote, può aiutare la regina: Shakespeare intuì, insomma, la potenza dell’inconscio.
L’intervallo ha diviso la tragedia in due parti simmetriche: entrambe si sono aperte con le streghe, interpretate dalle danzatrici della compagnia Körper, protagoniste di varie coreografie. Gli effetti visivi e sonori hanno creato un’atmosfera perfetta, spesso inquietante, in grado di trasmettere l’angoscia del protagonista. Le continue proiezioni, di animali o dei volti di alcuni personaggi, hanno reso più intense le scene, coinvolgendo maggiormente gli spettatori. Interessante la proiezione della parte centrale della scena, ripresa in diretta da dietro: al centro della visione è stato così creato uno “specchio”, che permette di vedere frontalmente i personaggi, anche quando questi non sono rivolti verso il pubblico. Anche la cura della traduzione del testo, elegante ma non troppo complicata, ha fatto sì che gli spettatori potessero seguire facilmente lo svolgersi delle vicende.
Di ottimo livello anche la recitazione di tutto il cast: spiccano Luca Lazzareschi (Macbeth), Gaia Aprea (Lady Macbeth) e Claudio Di Palma (MacDuff), che non hanno però sminuito le grandi performances di tutti gli attori, capaci di esprimere al meglio la psicologia dei rispettivi personaggi e le forti emozioni che caratterizzano l’opera. Lazzareschi ha interpretato magistralmente Macbeth, mettendo in risalto, attraverso i numerosi monologhi, prima l’indecisione, poi la paura, ed infine la follia del protagonista. Curiosa la scelta per il duello finale tra Macbeth e MacDuff, inscenato con un effetto rallentato e la diffusione del rumore generato dal cozzare delle spade, e seguito dalla salita al trono di Malcolm, erede legittimo al trono, in quanto figlio di Duncan.
Una grande messa in scena, completa, intensa e coinvolgente: di certo ha molto coinvolto il pubblico, che al termine si è profuso in calorosi applausi.

Francesco Viglino – Liceo Classico Mondovì

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